MINIMA DEVOTIO - Centro di documentazione e raccolta sulla devozione
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SCHEDA N. 3 B ( a cura di Paola Dalli )
MARIA: FIGURA, IMMAGINE E MODELLO DELLA CHIESA
L’IMMACOLATA “TOTA PULCHRA”
Alla fine del XVI secolo compare una raffigurazione dell’Immacolata secondo l’iconografia detta della “Tota pulchra” (tutta bella). Secondo Emile Mâle, uno dei massimi esperti di iconografia cristiana, questo tipo iconografico si contraddistingue
per le seguenti caratteristiche: “è una ragazza molto giovane, i cui lunghi capelli coprono le spalle; tiene le mani giunte e sembra sorgere tra cielo e terra; […] In queste immagini Maria appare con o senza Bambino, a volte circondata da una corona di rose e da piccole immagini che illustrano gli appellativi delle Litanie. Spesso indossa un abito bianco e blu, per simboleggiare la verginità e la castità. Ella è in piedi su una mezzaluna, col capo coronato di stelle e tiene le braccia tese come un'orante o giunte sul petto. E’ la bella sulamita del Cantico dei Cantici, come è spesso provato dai cartigli che riportano il versetto “Tota pulchra es, amica mea, et macula non est in te” [Tutta bella sei, amica mia, e in te non v’è macchia] (Ct. 4,7). È dunque l’Amata, la Sposa, simbolo del popolo di Dio, amato fino al sacrificio della vita sulla croce.
Questo modello è stato utilizzato da due fra i più importanti pittori spagnoli di arte sacra del periodo postridentino, Zurbaran e Murillo. Nel corso della sua carriera, Murillo dipinse circa due dozzine di Immacolate Concezioni, forse più di qualsiasi altro pittore spagnolo del suo tempo. Creò persino una propria iconografia, eliminando il superfluo – i simboli delle litanie e della
purezza della Vergine – ma mantenendo gli angeli e i simboli dell'Apocalisse, come la luna crescente e l'avvolgente colore dorato, che simboleggia la Vergine vestita di luce solare. Tiene le mani incrociate sul petto e lo sguardo rivolto al cielo mentre è in piedi sulla luna. È raffigurata con un chiaro slancio verso l'alto che la situa in uno spazio celeste pieno di luce, nuvole e angeli. È questo il modo dell'artista di combinare due diverse tradizioni iconografiche: l' Immacolata Concezione e l'Assunzione. Uno degli esempi più raffinati è la presente tela, commissionata da Justino de Neve per l'Hospital de los Venerables Sacerdotes di Siviglia, una delle ultime dipinte dal pittore. In essa è sottolineata la giovinezza della Vergine a scapito
della solennità delle rappresentazioni precedenti.

Bartolomé Esteban Murillo, Immacolata Concezione dei Venerabili (o Soult), 1660-65. Olio su tela. Collocazione: Madrid, Museo del Prado.

Fridolin Leiber (1853-1912), Vergine Immacolata. Oleografia. Collocazione: Loiano, Centro di Documentazione Minima Devotio.

Fridolin Leiber (1853-1912), Vergine Immacolata. Oleografia, Tipografia Gustav
May, Francoforte. In gran parte ripassata a ricamo su carta. Collocazione: Loiano,
Centro di Documentazione Minima Devotio.
L’oleografia di Leiber che riproduce l’Immacolata Concezione “dei Venerabili” di Murillo è sostanzialmente fedele nel disegno all’originale. Venendo tuttavia incontro alle esigenze di una religiosità più emotivamente affettiva, addolcisce i lineamenti di
Maria, rendendoli più infantili; finisce così per banalizzarne il volto, fortemente personalizzato ed estatico nell’originale.
Lo sfondo verde/blu, al posto della calda luce solare che, nel quadro del Murillo, avvolge Maria e rimanda alla Donna vestita
di sole dell’Apocalisse, probabilmente non è dovuta a una scelta dell’autore, ma a varianti causate da difetti di stampa o a modifiche del colore nel tempo.
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